Beretta carica: “Cesena,ti darò certezze e risultati”
IL panorama attorno al “Manuzzi” non è molto diverso da quello che vedeva poche ore fa: dalle piste da sci di Courmayeur al “nevone” di felliniana memoria che ha imbiancato Cesena. Mario Beretta , però, non ha trovato un ambiente sereno come quello dei resort alpini. Tanto è vero che ieri il club ha comunicato il trasferimento di Fiorenzo Treossi (sostituito da Leonardo Scirpoli ) dal ruolo di team manager a un diverso incarico, lontano dalla squadra, oltre alla sostituzione di un magazziniere e di un fisioterapista. Provvedimenti motivati dalla volontà di dare un segnale
concreto contro clima di eccessiva “complicità” che c’era intorno alla squadra.
COMBATTERE Perché Igor Campedelli non ha proprio intenzione di rassegnarsi «Noi possiamo anche morire, ma prima vogliamo combattere. La squadra non rispondeva, non reagiva più e così la scelta dell’esonero è stata dolorosa ma inevitabile. Però non dite che sono un “mangia-allenatori”: non lo sarò mai, ma se fossimo andati avanti così saremmo retrocessi di sicuro… Con Beretta ci siamo trovati subito d’accordo (anche sul contratto: fino a giugno, ma con rinnovo e premio sostanzioso legati alla salvezza, ndr) e in lui ho visto la determinazione giusta. Sì, ho parlato anche con Giampaolo , ma non mi è sembrato convinto».
PRIMA VOLTA E allora spazio a Mario Beretta: «Non mi era mai capitato di subentrare come terzo allenatore, ma c’è sempre tempo per una prima volta. Come una prima volta è la panchina del Cesena, anche se c’ero andato vicino sia quest’anno che un anno fa. Con il presidente abbiamo fatto tutto molto velocemente perché ci conoscevamo e ci stimavamo già. Le mie ultime esperienze negative a Torino e a Brescia? A Torino ho trascorso 33 giorni, tutti sotto scorta, e non è certo stato facile lavorare. A Brescia, invece, la media-punti non era poi così male (6 in 7 gare, ndr) ma non mi è stato dato tempo per proseguire».
LA MONTAGNA Già, il tempo: sembra una costante nelle ultime esperienze professionali di Beretta a cui, comunque, va riconosciuta la grande disponibilità a mettersi in gioco: «Non è una situazione facile, ma c’è ancora tempo perché possiamo salvarci anche all’ultimo minuto dell’ultima partita. L’importante è attaccarlo, questo tempo, esattamente come dovremo attaccare gli avversari in campo. Pretendo intensità e impegno da tutti. Il Cesena ha bisogno di certezze e di risultati. La montagna da scalare è ripida e piena di ostacoli, ma ci sono le qualità e le caratteristiche per scalarla».
UOMINI E MODULI «Ho detto ai giocatori che, da qui alla fine, dovranno esaltare i pregi e nascondere i difetti: se ci riescono, ci salviamo. Saranno due mesi in apnea. Il modulo? Ultimamente ho giocato con il 4-3-1-2 e il trequartista può farlo benissimo Santana . Poi dobbiamo blindare la difesa e recuperare gli infortunati. Primo fra tutti Martinez , un giocatore di grandissime qualità».

