Panchine: Così gli aggiustatori riparano la classifica

Inserito: 21 febbraio 2012 Autore: Redazione CalcioA.it Sezione: Serie A Invia articolo per email Stampa questo articolo Stampa

Per valutare il lavoro degli allenatori ci si può affidare anche (e soltanto) alle sensazioni. Però bisogna maneggiarle con cautela perché è molto labile il confine con la suggestione, soprattutto a ridosso di eventi memorabili. Per dire: la vittoria del Lecce sul Siena è un exploit o c’è del metodo dietro a quella impresa? E il Cagliari? Già il Cagliari che pareggia a Torino contro la Juventus e, soprattutto, a Udine ha davvero una marcia in più con Davide Ballardini di quanto

Pioli guida il gruppo. Sorpresa Ballardini: peggio di Ficcadenti Zamparini coccola Mutti: «E’ meglio di Mourinho». Vola Cosmi

non l’avesse con Massimo Ficcadenti ? Domande che si possono (anzi: che si devono) estendere a tutti gli allenatori sono subentrati ai colleghi a campionato in corso e alle quali bisogna appunto dare risposte che vada al di là di suggestioni, simpatie o chissà che. Sostenedole, quindi, con l’ausilio dei numeri, tanto più che ormai le giornate di campionato sono tante da poter ormai costituire statistiche. Le uniche eccezioni, forse, possono essere rappresentate da Inter e Novara perché in un caso, quello relativo ai nerazzurri, la permanenza di Gian PieroGasperini è stata troppo breve (3 partite), per quanto disastrosa, perché si possa fare un confronto con le 21 giornate di Claudio Ranieri . E, così, anche il fatto che guidi la classifica di rendimento tra i tecnici subentrati lascia davvero poco spazio alla soddisfazione, considerato l’ultimo trend nerazzurro. Situazione inversa, invece, in casa Novara dove le 4 partite di Emiliano Mondonico faticano a “fare statistica” rispetto alle 20 di Attilio Tesser sebbene sia evidente la sterzata verso una maggior blindatura difesniva.
PIOLI LEADER La stessa obiezione potrebbe essere avanzata per il Bologna (solo 5 le gare di Pierpaolo Bisoli ), ma resta il fatto che il lavoro di Setfano Pioliè in assoluto rilevante (media di 1,41 punti a partita…) tanto da risultare il migliore tra i subentrati come differenza rispetto al predecessore. In senso assoluto, invece, i risultati migliori li ha ottenuti Bortolo Mutti che alla guida del Palermo ha messo assieme

Rossi si sta “abbassando” alla media di Mihajlovic e al Genoa neppure Marino è risucito a dare la scossa alla squadra

la rispettabilissima meda di 1,55 punti a partita. Dato ancor più rilevante perché non è che il suo predescessore, Devis Mangia , avesse poi fatto malissimo, tanto è vero che il “saldo attivo” su Mangia è di soli 0,22 punti a partita. Un lavoro che ha indotto il presidente rosanero Zamparini ad azzarare un’iperbole: «Sono molto contento di Bortolo Mutti e viaggiamo verso il rinnovo. Per me Mutti è meglio di Mourinho perchè è umile. Siamo a due punti dall’Inter, è vero. Ma questa è una stagione di transizione e i tifosi potranno ambire a obiettivi più grandi quando avremo raggiunto quota 40 punti». Bene anche RobertoDonadoni a Parma mentre Delio Rossi sta pian piano allineandosi ai valori di Sinisa Mihajlovic .
SUGGESTIONI Ma è venuto il momento di rispondere anche alle domande di apertura: vera gloria o suggestioni? Nel caso di Serse Cosmi non ci sono dubbi circa il fatto che il suo lavoro a Lecce stia dando frutti al di là dell’emozione contro il Siena: 1,18 punti a partita hanno consentito di portare il Lecce molto vicino alla linea di galleggiamento. Numeri che confutano le sensazioni, invece, nel caso del Genoa e, soprattutto, in quello del Cagliari che pure è reduce dal prestigioso pareggio di Udine. Ma, prestigio a parte, i numeri danno torto a Davide Ballardini nel confronto con Massimo Ficcadenti che alla guida dei sardi aveva messo assieme una media di 1,30 punti a partita. Media che, seppure di poco, con Ballardini si è abbassata nonostante il fatto che il mercato di gennaio gli abbia portato un attaccante di spessore come il cileno Pinilla . E peggio ha fatto, in metà partite, anche Pasquale Marino alla guida del Genoa rispetto ad Alberto Malesani . Poca roba, d’accordo, ma abbastanza per insufflare il sospetto che il problema, al Genoa, non sia l’allenatore…