Rai, Garimberti chiama il premier
«Non è vero che ho un appuntamento con il presidente del Consiglio, Mario Monti. Ho chiesto un incontro e sto aspettando una risposta », spiega Paolo Garimberti, presidente della Rai. Vuole vedere Monti per spiegargli come e perché la Rai, con l’attuale sistema di governance, non possa essere pilotata. Insorge dal Pdl Maurizio Gasparri, titolare dell’attuale legge sul sistema radiotelevisivo: «Garimberti può incontrare chi vuole, ovviamente. Mentre è meno ovvio che si riduca a piccolo megafono della sinistra. Ma le sentenze della Corte costituzionale non le può ignorare nessuno. Il governo non può, amaggior ragione, scavalcare il Parlamento. Si mettano tutti il cuore in pace». Controreplica di Garimberti: «Sono un uomo libero, non sono il megafono di nessuno e ricordo a Gasparri che la Rai ha un’azionista, il ministero dell’Economia. Ed è all’azionista, come ho già fatto in passato sempre da presidente della Rai, che ho chiesto un incontro istituzionale». Comunque sia, Garimberti non si dimette (confortato da molti e autorevoli pareri, nonostante gli attacchi che arrivano anche dal Pd) continuando sulla sua linea. Resta, dopo le dimissioni di Nino Rizzo Nervo, anche Giorgio van Straten: «Pur rispettando le motivazioni che hanno portato Nino Rizzo Nervo a dimettersi, credo che sia più utile e coerente, in questa ultima parte del mandato, continuare dall’interno del consiglio di amministrazione la battaglia in difesa della Rai». Definisce l’aver votato Lorenza Lei alla direzione generale «l’errore più grave della mia vita professionale». Intanto l’Usigrai, il sindacato interno dei giornalisti Rai, annuncia per il 9 febbraio un voto di sfiducia a Lorenza Lei. Mentre l’Adrai (i dirigenti, ndr) parla di «inadeguatezza dei vertici aziendali». Resta anche Antonio Verro, consigliere pdl molto vicino a Berlusconi, che lascia la Camera (dove ieri sono state approvate le sue dimissioni) per proseguire il suo mandato alla Rai. Intanto proprio Verro sottolinea che il caso Minzolini (il direttore rimosso dal Tg1 nel dicembre scorso) non è chiuso: «Il ricorso presentato da Minzolini ha grossissime possibilità di essere accolto perché è fondato, e dunque può essere reintegrato». Per questa ragione Verro ritiene giusta la nomina di Alberto Maccari alla direzione del Tg1 con un contratto che prevede la disdetta da parte della Rai senza alcuna penale. L’udienza davanti al giudice del Lavoro di Roma per esaminare la richiesta di Minzolini (sospensione della rimozione dal Tg1 e immediato reintegro) è stata convocata per il 22 febbraio, e quel giorno si vedrà. Intanto oggi si riunisce il primo consiglio di amministrazione dopo la spaccatura sulle nomine e dopo le dimissioni di Nino Rizzo Nervo. Si parlerà, stando all’ordine del giorno, del piano fiction. Ma è ovvio che si riparlerà (come dice il motto Rai) di tutto, e di più.

