Il pugno di ferro di Ranieri «Sneijder? Pensi all’Inter e non soltanto a se stesso»
I guai dell’Inter erano cominciati l’11 settembre, a Palermo, e non soltanto per la sconfitta (4-3). Dopo un’estate di misteri e di cadute (in Supercoppa con il Milan e nelle amichevoli), si era capito che nella squadra non c’era sostanza, ma soltanto confusione. E un progetto irrealizzabile. Il Palermo arriva a San Siro, in un altro momento difficile dei nerazzurri, anche se sono passati appena 18 giorni dalla vittoria nel derby. La sconfitta di Lecce, la settima in venti partite, nella domenica del possibile aggancio al terzo posto, le tensioni fortissime intorno al nome e alla posizione di Sneijder, i litigi all’interno della squadra hanno convinto Ranieri a usare toni civili, ma severi, soprattutto nei confronti dell’olandese, nelle ore che hanno preceduto la gara con il Palermo, reduce da due successi consecutivi (Genoa e Novara). Così il tecnico: «Io ho il dovere di mettere in squadra il maggior numero possibile di giocatori di qualità, però non posso dimenticare che chi ha meno qualità ci ha portato a sette vittorie consecutive. È ora di svoltare. Arriva il bello e il difficile, con Sneijder e poi Forlan da inserire, se entrano nel tessuto della squadra sarà meraviglioso. È giusto farlo finché potrò, perché un allenatore deve tirare fuori il meglio dal gruppo». E ancora: «Le basi ci sono, però inserire Sneijder, che io vedo dietro a uno o due punte, può dare un po’ di lavoro in più per assimilare tutto. Per questo chiedo qualche ulteriore sacrificio da parte di tutti. Sneijder è necessario, è importante, però è anche importante che capisca quello che vuole l’allenatore: visto che la squadra ha imparato a parlare una lingua, è il caso che la parli anche lui. Quando siamo stati compatti abbiamo vinto; dobbiamo essere compatti anche con il rombo. In questo senso, il primo tempo di Lecce ha detto che anche i due attaccanti e non soltanto Sneijder, devono imparare a interpretare la gara diversamente, perché anche loro allungavano troppo la squadra. Questo è il punto di partenza. Quanto a Sneijder, ha sempre fatto la seconda punta, lavorando più per l’attacco che per la difesa, tra le linee. Invece devono lavorare tutti di più, per superare le difficoltà. Ci sono due fasi nel calcio, la squadra più brava è quella che fa quadrare le fasi offensiva e difensiva: tutti i giocatori devono farlo. Un esempio? Il Barcellona. Guardiola ha giocatori con la calamita ai piedi, la loro forza è che recuperano tutti insieme la palla. Non c’è nessun io, nessun ego»; tutti lavorano per un obiettivo comune, facendo bene fase offensiva e difensiva. Quando noi riusciremo a fare altrettanto, saremo una buona squadra. Se riusciremo a giocare con Sneijder e due attaccanti sarò contento; altrimenti manderò in campo due punte o un attaccante più Sneijder, tanto giochiamo ogni tre giorni. Lui deve entrare in questa mia idea, basata sul fatto che voglio che tutti giochino all’attacco e tutti in difesa». Ranieri ha escluso di essere in difficoltà a mandare in panchina uomini importanti (primo fra tutti Sneijder), lui che nel derby del 18 aprile 2010 aveva sostituito nell’intervallo De Rossi e Totti, riuscendo a ribaltare il risultato (da 0-1 a 2-1): «Non mi fa paura mettere in panchina altri campioni… Perché è la squadra che va avanti. Sempre». Oggi Sneijder potrebbe partire in panchina (forse insieme con la novità Palombo, in ritiro da ieri); Alvarez è affaticato (da che cosa?); Thiago Motta è già a Parigi; Guarin sarà pronto fra un mese; va a finire che devono giocare ancora Cambiasso e Zanetti. Ranieri: «Dobbiamo restare calmi e sereni; attacchiamoci al carro della Champions League ». Vista la situazione, centrare il terzo posto sarebbe già un grande risultato.

