Neve e polemiche su Parma-Juventus
«Ci scommetto che nevica, ci scommetto dal freddo che fa» (Francesco De Gregori). Non ci voleva un mago, le previsioni, come sostiene un furente Antonio Conte, si conoscevano da giorni. L’attacco dell’allenatore arriva verso le nove, quasi a sorpresa. Ormai chi ha avuto, ha avuto, Parma-Juventus è stata rinviata (probabilmente il 7 marzo). Trattasi, anche se al contrario, come per Napoli-Juve, non disputata per sole, di farsa, improvvisazione, dilettantismo di tutti, a cominciare da una Lega assente e incapace di governare il più importante spettacolo del Paese. Il 6 novembre 2011 la decisione di rinviare (per pioggia) una partita in programma alle 20.45 venne presa alle 12.40 (e poi spuntò o’ sole mio). Troppo presto. Ora il pronunciamento è alle 20, a 45 minuti prima dal fischio d’inizio. Non un po’ tardi? Che cosa è successo? Riassunto di un’altra giornata grottesca per il calcio italiano. Parma viene investita dal nevischio intorno a mezzogiorno. Poi c’è un lungo intervallo. Alle 17 la neve riprende a scendere. Cominciano vertici, discussioni e voci più o meno controllate: il prefetto Luigi Viana ha detto sì, il Parma vuole giocare, la Juve no. C’è un battibecco tra i due amministratori delegati, Leonardi e Marotta. Alle 19.15 arrivano le squadre, la Juve in giacca e cravatta, il Parma in tuta. Anche l’abbigliamento esprime la posizione ufficiale? I cancelli, intanto, restano chiusi. Il campo è a posto, sebbene non riscaldato, sulle tribune c’è una leggera coltre bianca. Alle 20, dunque, si decide per il no. Lo spiega Stefano Perrone, responsabile del Tardini: «La situazione era sempre più critica ed è stato convocato un Gos, gruppo collegiale operativo straordinario: mancavano le condizioni, soprattutto per la viabilità di sicurezza». Tutto finito, nessuno contento. Pietro Leonardi, a.d. del Parma: «Mai detto che si doveva giocare, ma che si doveva arrivare a far decidere le autorità competenti. Ma io sono ancora arrabbiato per Parma-Palermo. Una nebbia fittissima, nessuno ha visto nulla, nemmeno i calciatori. Neanche una parola, però. Ci vuole uniformità, non solo quando giocano altre squadre». Cioé squadre importanti. Beppe Marotta attacca frontalmente Lega, Sky e stadio Tardini. «In Italia non si possono conciliare calendari del genere, con partite in notturna a gennaio, con strutture obsolete come gli stadi italiani». Fuori dallo stadio, un cinquantina di tifosi del Parma blocca i cancelli da dove dovrebbe uscire il pullman della Juve. Tirano qualche palla di neve, urlano contro i calciatori. Antonio Conte, irato, torna indietro: «Sono molto arrabbiato. Tutto questo era previsto, lo stadio di Parma non è quello della Juve. Mi dispiace aver sentito che io e la Juve non volevamo giocare. È una vergogna. I tifosi del Parma erano arrabbiati con noi mala verità è che si poteva fare qualcosa. Tipo anticipare alle 15. Avremmo giocato e saremmo stati tutti contenti ». Alle 22, quando al Tardini non c’è più nessuno, si ode, lontano, attutito dai fiocchi, il presidente di Lega, Beretta: «Il calendario è praticamente obbligato: non ci possiamo stupire oggi». Comunque la migliore della serata resta quella di Del Piero: «Una volta che gioco si mette a nevicare. Mi conservo la distinta. Speriamo valga per la prossima volta…».

