Milan-Cagliari 3-0: Ibra mai cosi forte
Chissà, potrebbe esserci un giorno in cui sarà costretto a giocare da solo contro undici. E magari, sarà decisivo anche in quella circostanza. Zlatan Ibrahimovic non regala più aggettivi. Esauriti da tempo. Ma regala, sempre e comunque, una quantità incredibile di punti. «Non sono stato mai così forte», ammette lo svedese. Anche se attorno a lui c’è una specie di male oscuro che sta decimando la sua squadra. Nella lista degli indisponibili, sabato pomeriggio al momento delle convocazioni, c’erano
Lo svedese incanta anche con il Cagliari: gol su punizione e assist Allegri: «Pirlo? E’ un campione, ma ha preferito scegliere i soldi»
già dieci giocatori: Boateng, Flamini, Gattuso, Merkel, Cassano, Pato, Yepes, Thiago Silva, Aquilani e Strasser. Ma siccome, sul tema, quest’anno il Milan ha deciso di non negarsi nulla, ecco che in nottata si è aggiunto anche Antonini, che doveva giocare titolare e che invece ha accusato un attacco gastrointestinale. Mentre Ambrosini, ancora debilitato da due giorni di febbre, si è sacrificato per andare almeno in panchina. Ed è stato poi persino premiato: quando è entrato, ha pure segnato il definitivo 3-0. Ma anche su di lui, candidato al ruolo di esterno destro a centrocampo, Allegri aveva dovuto alzare bandiera bianca, a livello di formazione titolare…
GLI ALTRI Siccome i problemi muscolari, quindi in qualche modo riconducibili alla preparazione, riguardano solo due dei dodici indisponibili, è chiaro che la fortuna abbia sbattuto la porta in faccia al Milan. Togliete 10 elementi dall’organico della Juventus, o dell’Udinese (dell’Inter no, perché in effetti anche lì, a inizio stagione, c’era una quantità industriale di infortunati) e poi vediamo se la classifica sarebbe ancora questa. Ma siccome con i se e con i ma non si vincono i campionati né si stravolgono le classifiche, ecco che allora subentra, appunto, Ibrahimovic. L’uomo scudetto (nove titoli nazionali conquistati nelle sue ultime dieci stagioni, con cinque squadre diverse) evidentemente non vuole ancora abdicare. E allora, la risposta al collettivo della Juventus è la classe dell’individuo Zlatan.
CAPOCANNONIERE Siccome su punizione non aveva ancora segnato, Ibra ha deciso di
Il tecnico: «Il campo non ci agevola. Dispiace perdere Merkel per due mesi: decidereremo se tornare sul mercato»
regalare al pubblico di San Siro anche questa perla. Da 25 metri, con una traiettoria che ha ricordato i grandi specialisti, Del Piero e Pirlo, tanto per indicare i due acerrimi rivali di oggi. Gol numero 15 in campionato, che lo proietta in testa alla classifica dei cannonieri. Gol numero undici nelle ultime dieci partite, compresa la Champions League contro il Barcellona e la coppa Italia contro la Lazio. Dal 23 novembre, va in gol ogni volta che scende in campo, con la sola esclusione del derby. E come è finito, causalmente, il derby? Con l’unica sconfitta del Milan dal 23 novembre ad oggi, ovviamente.
L’ANALISI In tutto questo, la sfida sembra essersi ridotta a due. Juventus in testa, Milan a inseguire. Il resto del campionato sembra ormai distanziato definitivamente: «E’ vero – spiega Allegri nel dopo partita – in questo momento la classifica si è allungata. Per noi era importante vincere per rimanere nella scia della Juventus e per aumentare il vantaggio sulla terza, l’Udinese, che era stata sconfitta. Ce l’abbiamo fatta, anche se il campo, ormai, non ci agevola. Emanuelson è cresciuto molto, gioca con continuità e quindi vedremo se tornare sul mercato, ora che sappiamo che Merkel starà fuori almeno due mesi. Dispiace averlo perso». Il discorso torna anche su Pirlo e sulla possibilità che la sua cessione alla Juventus abbia agevolato il club bianconero nella sua straordinaria cavalcata. Allegri non contesta il fatto: «Non so se la Juventus senza Pirlo sarebbe stata lassù. Di certo lui è un campione e la Juventus è stata brava a prenderlo. E senza i campioni, è difficile essere in testa alla classifica. Detto questo, la scelta di Andrea è stasta anche economica». Il Milan, in effetti, non gli avrebbe mai dato quello che gli ha dato la Juventus, in termini di ingaggio e di durata. Ma il problema è capire perché: perché non riteneva ne valesse la pena o perché ha fatto altre scelte?

