Serie A
Commenta per primo! Aiuto, mi si sono ristretti gli sponsor!
Una perdita pari a un quarto del totale delle sponsorizzazioni sportive in Italia nel giro di appena tre anni. Il mondo del calcio deve far fronte anche a questo problema, causato dalla contrazione degli investimenti successiva alla crisi economica mondiale. E’ il risultato principale di una ricerca condotta da Stage Up e Ipsos. Nel 2008 le aziende investivano 1.1 milioni di euro in sponsorizzazioni sportive in Italia. La cifra è scesa a 856 milioni nel 2011. Un calo di 250 milioni, pari
Calo del 25% negli ultimi 3 anni: la A perde 70 milioni a stagione La crisi economica frena le aziende: i club cercano nuove strade
al 25.4 per cento. E’ andata peggio alle sponsorizzazioni in cultura e spettacolo (-38.3 per cento), mentre tengono gli investimenti pubblicitari nel mondo della solidarietà e del volontariato (-7.2 per cento). Nel 2012 la tendenza dovrebbe continuare: secondo le previsioni, le sponsorizzazioni caleranno complessivamente del 5.1 per cento.
CALCIO A DUE FACCE Da un lato, il calcio professionistico può preoccuparsi perché è soprattutto il pallone ad attirare la fetta maggiore dei ricavi economici in Italia. Facendo due conti, basati sul valore complessivo della produzione della serie A (stagione 2010-11) e sulla percentuale di ricavi dovuti all’attività commerciale e di marketing, questa diminuzione degli sponsor lascerebbe sul terreno circa 70 milioni a stagione per le società della massima divisione. In realtà l’impatto è attutito da una considerazione intuitiva che viene confermata da questa ricerca: la disaffezione delle aziende ha avuto (e avrà ) un impatto minore sul calcio di vertice, soprattutto quello legato a competizioni internazionali (parlando di club, la Champions League). A patire le conseguenze maggiori è il calcio lontano dalle grandi piazze e gli altri sport (esclusi golf, vela e le stelle olimpiche come la nostra Federica Pellegrini). Questo comporta comunque delle tensioni a monte, come dimostra la discussione sulla ripartizione della maxi-torta dei diritti tv della serie A che vengono utilizzati in piccole percentuali per le serie minori (serie B, Lega Pro, Dilettanti)
Sponsorizzazioni sulle maglie: bisogna inseguire Inghilterra e Germania. Pagano soprattutto gli altri sport
e il calcio di base.
SFORZI OSTACOLATI Ma, se il calcio di vertice riesce a fatica a mantenere le posizioni, difficilmente potrà beneficiare di un’espansione delle sponsorizzazioni. Un ostacolo in più per i nostri club che devono già fronteggiare la difficoltà a tenere il passo con l’estero per i ricavi da stadio. Non a caso, le big della A si stanno dando molto da fare per massimizzare gli introiti commerciali. L’Inter, ad esempio, ha appena chiuso un contratto per vendere contenuti sms, su partite e interviste, in Indonesia (presto potrebbe concludere accordi analoghi in altre nazioni dell’area). E proprio nel gigante demografico del Sud Est Asiatico la formazione nerazzurra dovrebbe svolgere una tournée a fine stagione. Molti club di A si danno da fare per aprire versioni dei propri siti in lingua straniera, oppure studiano formule sempre più innovative per gli sponsor allo stadio, aprendo spazi sempre più confortevoli anche nei dintorni dello stadio, come ha fatto il Milan a partire da questa stagione appena fuori San Siro. E’ una corsa ad aguzzare l’ingegno per sopperire ad altre lacune.
DOPPIATI DALL’ESTERO Bisogna inseguire l’estero anche su altre voci: ad esempio, il valore delle sponsorizzazioni sulla maglia. La Premier League (dati relativi alla stagione 2010-11) guida con 128 milioni, una media di 6.4 a squadra; la Bundesliga è un passo dietro con 118 milioni (6.58 a squadra). Mentre l’Italia è ferma alla metà : 66 milioni, 3.66 a squadra. Anche in questo caso si chiede aiuto all’estero: emblematici i 12 milioni a stagione di Fly Emirates per il Milan. Laggiù la crisi, in certi settori, si sente decisamente meno. E probabilmente quel calo del 25.4 per cento nelle sponsorizzazioni sportive farebbe sorridere gli sceicchi che spendono e spandono tra Manchester City e Paris Saint-Germain.








