Milan: l’ultima missione di Ibra battere il mito Van Basten
Marco Van Basten? Come Sant’Ambrogio per i milanesi. Per il grande popolo rossonero Marco, l’olandese divino, è stato qualcosa di simile a un Santo protettore, i suoi gol erano miracoli a cielo aperto, le sue parole erano Vangelo. Adriano Galliani, che quando smette gli abiti del manager resta a nudo con la sua anima ultrà, è certamente uno dei fedeli più devoti al culto di San Marco da Utrecht, tanto che non ci sarebbe da meravigliarsi se in qualche angolo di casa gli abbia dedicato un altarino attrezzato. Così, conoscendone la venerazione per il soggetto, è stato sorprendente sentirlo affermare a Novara che «il mio centravanti milanista preferito di sempre è Marco Van Basten, ma se Ibra continua così… ». Van Basten di fatto giocò nel Milan per sei stagioni prima di arrendersi alla fragilità delle sue caviglie di cristallo, Ibrahimovic veste alla rossonera dall’annata scorsa. Marco in 201 presenze con il Milan ha segnato 124 gol, con una media di 1,62 reti a partita, Zlatan ha invece segnato 40 gol in 62 partite, il che significa una media leggermente più bassa (1,55). Che, in piena euforia agonistica per la rete di tacco segnata da Ibra nello stadio intitolato a Silvio Piola, Galliani abbia perduto il senso della misura? Che si sia macchiato del delitto di lesa maestà? L’interrogativo non è destituito di fondamento e, a caccia di risposte credibili, ci siamo rivolti a chi Van Basten lo conosce come le sue tasche per averci giocato assieme (Ancelotti, Donadoni e Baresi), tenendo anche conto dell’opinione espressa ieri alla serata dedicata agli Oscar del calcio da Fabio Capello, l’unico ad avere allenato entrambi, Marco al Milan e Ibra alla Juve: «Van Basten era più finalizzatore, Ibrahimovic è più fantasioso. Ma anche Ibra fa la differenza come la faceva Marco». Sulla stessa lunghezza d’onda si pone Carlo Ancelotti, oggi al Psg: «Ibra è meno presente in area e più di Van Basten ha difficoltà negli spazi stretti mentre Marco faceva gol da lontano, dentro l’area, in mischia, in acrobazia. Ma quanto a talento lo svedese non è secondo a nessuno. Ecco perché non mi pare che il paragone tra i due sia irriverente. Del resto già ai tempi dell’Ajax si accostava Ibra aMarco, si diceva che sarebbe potuto diventare il suo erede. La cosa sorprendente di Van Basten è che, a dispetto della sua prestanza, era molto agile. Credo che il fatto che abbia dovuto smettere presto non sia stato un caso: le sue caviglie non sopportavano la sua agilità e il suo fisico poderoso». Roberto Donadoni, oggi tecnico del Parma, condivide con Van Basten la passione per il golf. Lui e Marco, dunque, non si sono perduti per le strade della vita: «Ibra è un giocatore di livello assoluto. Rientra tranquillamente nella schiera dei giocatori alla Van Basten ma non ha ancora i numeri di Van Basten. Marco infatti ha vinto tre volte il Pallone d’oro e questo è già abbastanza indicativo. La differenza più evidente tra i due è la facilità con cui Ibra, che fisicamente ha più ‘‘volume’’ di Van Basten, riesce a farsi rispettare anche da fermo. Marco invece era più agile». «Nessuno scandalo, l’accostamento ci sta — sostiene Franco Baresi che di Van Basten era il capitano —. Ibra infatti è un grande. Marco era più goleador però Zlatan sa fare tutto, ti manda in gol. Io con lui non ci ho mai giocato ma ho chiesto a Tassotti che lo allena emi ha confermato che è un fenomeno. Van Basten è un’icona ma Ibra invecchiando sta facendo anche meglio, è difficile da marcare, non è statico, è determinante. Vero, non ha vinto il Pallone d’oro ma è assurdo che sia rimasto fuori dalla squadra ideale. In questo momento Messi, Ibra e Ronaldo sono i tre giocatori al top, sono loro che al mondo fanno la differenza».

