Calciomercato Milan Ibrahimovic: “Si parla di Tevez ma qui siamo tanti e a me manca Cassano”
Zlatan Ibrahimovic, quali sono i tre desideri da realizzare nel 2012? «Il primo è che le cose continuino ad andare come stanno andando adesso. Il secondo è di vincere qualche trofeo». Quale? «Tutti quelli che ci sono». E il terzo? «Stare bene di salute, come in questi quattro o cinque mesi. Se sto bene fisicamente, poi in campo le cose vengono da sole. Si vede, no?». E se il 2012 vi portasse prima di tutto Tevez? «Non so come sia la faccenda, non so nemmeno come stia, se ultimamente si è allenato oppure no. È un grande giocatore, secondo me: se arrivasse saremmo in tanti, e non so nemmeno più che giocherebbe, ma non sarebbe un problema. Anzi, non correremmo il rischio di addormentarci. Però credo che la questione sia un’altra». Ovvero? «A me manca Cassano, non Tevez ». Perché la fa ridere o perché la fa segnare? «No no, mi manca in campo perché è un grandissimo giocatore, perché oggi come oggi al Milan serve uno come lui. Senza Cassano dobbiamo giocare in una maniera diversa, non abbiamo chi, come lui, sappia servirti un pallone perfetto in una situazione impossibile ». E delle tristezza di Pato che opinione ha? «Non ne ho parlato con lui, però non mi sembra così triste». Tra Ajax, Juventus, Inter, Barcellona e Milan lei vince ininterrottamente il campionato dal 2004, anche se i due in bianconero sono stati revocati: non si è stancato di scudetti, non ha voglia di qualcosa d’altro? «No, non sono stufo. E non sono disperato perché non vinco mai la Champions. Se un giorno ci riuscirò bene, altrimenti fa lo stesso, e nessuno potrà dire che la mia sarà stata una carriera fallimentare per questo». Per questo scudetto, è una storia tra voi e la Juve? «Loro hanno una squadra più forte di quella dell’anno scorso, l’Inter non è al top ma sono sicuro che poi arriveranno anche loro. E la Roma gioca davvero molto bene. Posso poi lasciare fuori Napoli e Udinese?». E in Champions? «Se la vuoi devi battere le squadre più forti. Possiamo farlo». Su cosa basa tutto questo ottimismo? «Questo Milan non è quello dell’anno scorso. Trattiamo il pallone con più fiducia, nel campionato passato le partite mi sembravano più difficili, mentre quest’anno vinciamo più facilmente perché siamo più sicuri di noi stessi». Cos’è cambiato? «L’anno scorso avevamo più pressione addosso perché lo scudetto dovevamo vincerlo per forza, mentre adesso siamo più rilassati perché siamo già campioni e giochiamo da campioni». In Champions troverete l’Arsenal, e nell’Arsenal Henry: che ne pensa? «Per loro è un extrabonus. Sarà più difficile, ma anche estremamente divertente ed eccitante». Non teme che il calcio italiano sprofondi della crisi? «Avete vinto il Mondiale nel 2006, l’Inter è stata campione del mondo un anno fa: e questa sarebbe crisi? Tutti sono condizionati dai successi di Barcellona e Spagna, ma questo non vuol dire che l’Italia sia in difficoltà. Agli Europei i favoriti sono i finalisti di Johannesburg: Spagna e Olanda. Ma io dico: occhio agli azzurri. Se invece vincesse la Svezia, sarebbe un miracolo ». Allegri non la guarda battere i rigori: crede che sia scaramanzia o preoccupazione? «Allegri non ha motivo di essere preoccupato. Fino ad ora». Come sta a livello di motivazione? Le è passata un po’ di nausea? «Mai avuto nausea. L’entusiasmo non mi manca, la salute nemmeno. Quando non avrò più voglia ve ne accorgerete, perché smetterò di giocare». Ha imparato anche a sacrificarsi? «Manca Cassano e allora vado più dietro io, ecco il punto. E comunque mi piace fare tante cose, non una sola». A fine carriera, accetterebbe di giocare per soldi in un campionato meno competitivo, magari proprio a Dubai? «Adesso come adesso dico no, ma tra due anni, quando mi scadrà il contratto, chissà. Penso che sia un bene che ci sia gente che investe molto nel calcio, come sta succedendo con Psg e City». Sa che dal suo libro vogliono ricavare un film? «L’attore protagonista non potrei essere io. Non potrei fare l’attore: non so dire le bugie». Come spiega il successo della sua biografia? «Mi ha sorpreso, i libri sui calciatori è difficile che vendano così tanto. Credo che sia piaciuto perché quello che c’è dentro è molto onesto. E poi lo scrittore ha fatto un gran lavoro». Sa che Josefa Idem la considera un esempio negativo per i giovani? «Non siamo tutti uguali. Possiamo anche essere tutti buoni, ma uguali no».

